GCI Influencer: il futuro dell’influencer marketing tra reale e virtuale

13 Giugno 2022

La linea di demarcazione che separa il mondo digitale da quello reale si fa sempre più sottile: dopo l’importante evoluzione affrontata dall’industria del marketing e della pubblicità con la diffusione dell’influencer marketing, la tecnologia odierna ha aperto la strada a nuove possibilità che combinano realtà e finzione, permettendo di inaugurare l’innovativa frontiera degli influencer virtuali.

Conosciuti anche come CGI Influencer (Computer-Generated Imagery Influencer), questi personaggi di fantasia dalle sembianze e dai comportamenti apparentemente umani sono realizzati interamente o parzialmente mediante tecniche di computer grafica digitali e abitano lo spazio virtuale dei social media, ma il loro impatto si estende anche al di fuori di queste piattaforme.

Questa nuova generazione di influencer, infatti, viene impiegata sempre di più come strumento chiave di un nuovo tipo di marketing digitale, adottato da aziende che desiderano comunicare i propri valori e prodotti ad un ampio e fertile bacino di potenziali consumatori.

Grazie al loro aspetto intrigante e adattabile a qualsiasi esigenza, i CGI influencer attraggono un’audience più variegata rispetto ai loro corrispettivi in carne ed ossa, e sono in grado di influenzare con successo i processi d’acquisto del loro pubblico. Nonostante gli utenti siano a conoscenza della natura digitale di questi personaggi, e conseguentemente della loro incapacità di interagire concretamente con il mondo reale, li considerano delle fonti veritiere ed affidabili e sono propensi ad interagire con il brand o prodotto sponsorizzato.

L’origine di questo fenomeno risale al 2016, anno in cui una società di Los Angeles di nome Brud, specializzata in robotica ed intelligenza artificiale, creò Miquela Sousa, una giovane ragazza virtuale destinata a diventare presto la più conosciuta e ambita CGI Influencer, collaboratrice di brand del calibro di Samsung, Gucci e Prada.

Ad oggi, un numero sempre maggiore di aziende ha deciso di affidarsi a questo trend in costante espansione, appetibile soprattutto per via dei vantaggi che offre:

  • Engagement rate e Influencing Value più alti rispetto agli influencer umani, grazie alla capacità di coinvolgere un pubblico più variegato.
  • Comunicazione controllata: l’aspetto e il comportamento dei virtual influencer sono totalmente controllati, programmati e monitorati dai loro creatori, e questo consente di evitare di commettere errori che potrebbero ledere l’immagine o la reputazione del brand pubblicizzato.
  • Costi inferiori: nonostante siano necessari investimenti notevoli per sviluppare un personaggio virtuale di questo tipo, i costi richiesti sono comunque minori rispetto a quelli previsti per un influencer in carne ed ossa.
  • Flessibilità lavorativa: un personaggio digitale può essere impiegato 24/7.

L’ascesa degli influencer virtuali racchiude un potenziale dal valore altissimo e non trascurabile, ma comporta anche riflessioni su questioni di tipo etico. È possibile che in un prossimo avvenire queste costruzioni digitali sostituiscano, almeno parzialmente, gli esseri umani in carne ed ossa?

Mentre secondo alcuni questo fenomeno è destinato ad avere breve durata e un impatto minimo, molti credono che la sua portata rivoluzionaria sarà in grado di cambiare le logiche di approccio degli influencer umani al proprio lavoro: grazie alla possibilità di creare versioni in CGI estremamente dettagliate di sé stessi, sarebbe per loro proficuo impiegare tali avatar per portare a termine un maggiore numero di campagne in tutto il mondo, specialmente durante momenti di crisi come quelli odierni dovuti alla pandemia e alla guerra, che spesso ostacolano la presenza fisica.

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