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Inclusive Marketing is the new black

La società in cui viviamo viene ormai sempre di più posta di fronte a temi quali consapevolezza, attenzione ai diritti di tutti i gruppi sociali, mobilitazione, ed è finalmente evidente il bisogno comune di dar valore a tutte le sfumature di cui è costituita la nostra realtà.

L’importanza di questi temi ha spinto anche i brand ad abbracciare un nuovo modo di comunicare. Stiamo parlando dell’inclusive marketing, il cui obiettivo è creare strategie di comunicazione e contenuti che si rivolgano alle diverse identità presenti nella nostra società. Infatti, per permettere a molti più consumatori di entrare in contatto con i brand, è necessario allontanarsi da una comunicazione “standard”: l’inclusività, la diversità e l’attenzione alle istanze sociali sono un “must do”.

Al di là della diversità, un marketing veramente inclusivo può valorizzare le storie e le voci di persone tipicamente emarginate o sottorappresentate, approfondire i legami con i clienti per evidenziare le loro battaglie attraverso il proprio brand ed influenzare così un cambiamento sociale positivo.  

In uno studio condotto da Microsoft, emerge che il 70% dei consumatori appartenenti alla GenZ affermino di porre maggior fiducia in brand capaci di rappresentare la diversità nei propri annunci: il mix di diversità è anche una vera e propria risorsa per il marketing.

Ma in che modo i grandi marchi hanno scelto di celebrarla? In questo contesto, un mercato di grande risalto è quello dell’abbigliamento. Oggi l’inclusività si riflette infatti anche nell’industria della moda, che sempre più abbandona gli standard canonici di modelle e modelli in passerella.

Ne sono un esempio lampante Louis Vuitton e Fendace: il primo attraverso l’inclusione della disabilità sulle sue passerelle; il secondo celebrando con orgoglio nuove fisicità tramite modelle più vicine alla realtà. Potremmo nominarne molti altri in quanto, nonostante la strada sia ancora lunga, l’inclusività si sta trasformando – fortunatamente – da eccezione a consuetudine.  

Come dimenticare infatti Barbie, una delle bambole più vendute al mondo, che, per permettere a più persone possibile di rispecchiarsi nel suo marchio, ha assunto più forme fisiche, varie tonalità di pelle ed aspetti di disabilità.

Molti sono i modi in cui i brand scelgono di celebrare l’inclusività ma uno è l’obiettivo: avvicinare le diversità creando uguaglianza ed inclusione.

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